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Il processo immaginativo

Un treno che incute un po’ di timore

Parlo per il contesto che ho vissuto.

Il treno

Le nostre ali sono tarpate, per convenienza o pigrizia, dal funzionamento delle cose per come le abbiamo sempre viste accadere attorno a noi.
Perché deve andare così?! Dove sta scritto?!
Forse è dietro a questa frase che si nasconde quello che nella mia testa souna come “libertà”.

Ognunx, a suo modo, ha i piedi infilati in dei binari che definiscono le nostre risposte emotive, i nostri costumi, il nostro comportarci con le altre persone e ogni altro aspetto della nosta vita. Interiorizzando in maniera viscerale questo insieme di regole rischiamo di rimanere accecati, spesso arrivando a giustificare comportamenti e azioni di ogni sorta come “normali” solamente perché le persone che ci stanno attorno si sono sempre comportate così.

Sinceramente trovo che quei comportamenti e quelle azioni “normali” siano dannosi per molteplici gruppi, tra cui - spesso - figurano gli stessi promotori di quelle idee, di quei modi di fare e di quelle risposte emotive.

Come far deragliare il treno

Quando questo treno va in una direzione che provoca imposizioni dannose/escludenti/…, giochi di forza, sfruttamento, …, ci sono solo due alternative:

  • Passività e conseguente adagiamento sui binari della “normalità”
  • Ricercare un’alternativa

Per me sta qui la potenza del processo immaginativo: è l’unico strumento che abbiamo per far deragliare il treno della “normalità”.
Per poter sovvertire qualsiasi briciolo di realtà che ci fa schifo, che ci fa sentire costrett3 o costringe altre persone, dobbiamo partire dall’immaginare alternative.
È un processo di merda: ogni giorno della propria vita si hanno mille cose da provare a tenere in equilibrio ed è particolarmente faticoso farlo mentre si prova a sovvertire lo stesso terreno sul quale tante di quelle cose si reggono in equilibrio.

Ho paura del momento in cui smetterò di provare a far saltare il treno.
Ho paura di trovarmi, senza nemmeno accorgemene, sui binari della normalità perché ero stanco di immaginare.


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