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Tecno-ottimismo colonialista

Una fantomatica base umana su un pianeta rosso. In basso un* astronauta

Cos’è il tecno-ottimismo?

Ho fatto uno spezzone apposta su questo tema.
Se vuoi, lo trovi qui.

Cos’è successo il 2 Febbraio 2026

Abbasso le aspettative! Non è una data particolarmente significativa.
xAI - un’azienda di Elon Musk che progetta AI - è stata comprata da… SpaceX, un’altra azienda di Elon Musk che vuole conquistare Marte!!!!

Assurdo, lo so.

Questo il riporto ufficiale da parte di SpaceX rispetto alle sue nuove compere.

Però ecco, non voglio (e non saprei come) soffermarmi sugli aspetti economici degli affari tutti firmati “Musk”.

Qui mi piacerebbe provare a intravedere alcune sfaccettature di come la propaganda sull’AI possa riuscire a spingersi verso il colonialismo sia terrestre che spaziale.

Tecno-ottimismo colonialista

SpaceX tira le fila del suo affare in questo modo:

The capabilities we unlock by making space-based data centers a reality will fund and enable self-growing bases on the Moon, an entire civilization on Mars and ultimately expansion to the Universe.

Agghiacciante.

Tecno-ottimismo e colonialismo vanno a braccetto nelle mura di SpaceX e il primo viene usato come giustificazione del secondo.

Due pezzi del quadro sono sicuramente:

1. La magnificazione dell’IA

L’IA è ormai il simbolo del progresso recente e di un possibile futuro etereo. Questa retorica viene costruita ed alimentata giorno dopo giorno per sostenere mediaticamente la speculazione finanziaria sul tema intelligenza artificiale e per giustificare l’infrastruttura ad essa necessaria.

2. (Non ci rendiamo conto che) Le risorse informatiche sono limitate anche se le grandi aziende che stanno dietro alle nostre app e ai nostri siti web preferiti fanno di tutto per nasconderlo

Quando pensiamo al nostro spazio di archiviazione online (per esempio, Google drive), non esiste mai un discorso sulle risorse informatiche che Google ha a disposizione: per dire, non ci poniamo mai l’interrogativo “chissà… questa mia foto ci starà sui server di Google?”.

Uno degli strumenti attraverso cui le big tech esercitano il loro predominio consiste nel fare di tutto affinché non si pensi che abbiano dei limiti materiali. In qualche modo, loro se lo possono permettere perché hanno la potenza per poter piegare interi ecosistemi a loro vantaggio.

Questo però porta anche tutte le altre organizzazioni che offrono servizi digitali a dover stare allo stesso gioco. Questo chiaramente non è possibile e l’unica cosa che rimane attuabile è una disperata rincorsa a sembrare illimitate per non soccombere. Sembra che in questo campo si debba sempre fare finta che le risorse di ogni tipo siano infinite.
A questo punto è davvero tutto un gioco a chi crea e riesce a mantenere un certo tipo di immagine.

Piccola divagazione

Consiglio di dare un occhio al sito del Low Tech Magazine se si vuole vedere un sito che vuole essere attento alle risorse by design.

La mia traduzione del discorso di Musk

Si parte da Terra per puntare verso l’infinito ed oltre.
Crescita, crescita, crescita. Risorse, risorse, risorse.
La colonizzazione di Marte parta dagli stessi datacenter di cui abbiamo imparato ad amare il più recente figlio: l’IA.
Diventeremo una popolazione migliore (e io avrò il controllo su ogni angolo dell’universo sul quale riusciremo a pisciare)

Di questo trasudano le parole di Musk.

I passaggi che vedo

L’ordine logico della controparte:

  1. L’AI è una cosa incredibile che ci svolterà, evviva!
  2. Le persone ormai sanno che l’esistenza dell’AI dipende dai datacenter… quindi usiamoli nella nostra narrazione!
  3. Le persone però hanno iniziato a parlare di quanto queste infrastrutture consumano e iniziano anche a pensare che forse ci siano dei limiti a quanto si può estrarre dalle persone e dagli ambienti…
    mhh…
  4. aspetta che provo a vendergli il fatto che una crescita infinita sia possibile andando a prendere le risorse altrove, dove ancora non abitiamo:

Current advances in AI are dependent on large terrestrial data centers, which require immense amounts of power and cooling. Global electricity demand for AI simply cannot be met with terrestrial solutions, even in the near term, without imposing hardship on communities and the environment.
In the long term, space-based AI is obviously the only way to scale.

  1. Guarda caso noi siamo proprio quelle persone che voglio andare nello spazio (e colonizzare ogni centimetro), dove le risorse sono infiniteee

Come creare una rottura

Non lo so, chiaramente. Però credo che riuscire a rompere il credo dell’illimitatezza (anche digitale, oltre che ambientale) possa andare in una buona direzione.

Ho come l’impressione che esista una critica forte nei confronti del consumo di risorse ambientali da parte dei datacenter, ma che non si riesca a calare quell’indignazione nel giornaliero, ogni volta che apriamo un certo sito o una certa app.
Senza questo ricordo costante della merda che pervade i nostri dispositivi, la nostra indignazione rimarrà limitata ad alcune fumose e sporadiche conversazioni e difficilmente ci farà scendere in piazza.

Conclusione

Riappropriamoci dell’idea che le risorse apparentemente infinite che stanno dietro a tutte le colorate applicazioni che usiamo sono direttamente collegate alle risorse ambientali ed umane che stanno dietro ai datacenter.

Con questo discorso non voglio:

  • Biasimare chiunque usi applicazioni di aziende maledette.
  • Esaltare la vuota responsabilizzazione individuale che recita “ah, adesso che compro bio posso stare in pace con la mia coscienza” o “ah adesso che non uso più le app Google o ChatGPT posso fare sogni tranquilli”.

Ponendo attenzione ai serivizi che usiamo voglio riuscire a creare una prassi quotidiana che permetta di avere un costante monito rispetto al fatto che la merda sta venendo perpetrata sotto ai nostri occhi e che non dovremmo esserne indifferenti.

Mi spiego meglio: trovo che iniziare a leggere sempre più parti del nostro quotidiano (tra cui le app/siti che usiamo) con le lenti della limitatezza materiale sia un buon allenamento contro l’idea di “infinito” che quei siti tutti colorati vogliono trasmettere.

Mi sono ripetuto tante volte, ma spero di essere stato chiaro.


Altre divertenti citazioni dell’articolo di SpaceX da cui sono partito

Se piangere o ridere lo decidi solo tu.

[…] the next book in SpaceX and xAI’s mission: scaling to make a sentient sun to understand the Universe and extend the light of consciousness to the stars!

Launching a constellation of a million satellites that operate as orbital data centers is a first step towards becoming a Kardashev II-level civilization, one that can harness the Sun’s full power, while supporting AI-driven applications for billions of people today and ensuring humanity’s multi-planetary future.


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